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Il valore della differenza

Quando il capitale umano premia anche il fatturato.

Una canzone di De André diceva “cosa vuol dire avere un metro e mezzo di statura, ve lo rivelan gli occhi e le battute della gente…” ed oggi, passati tanti anni, è attuale più che mai.

 

Nel nostro mondo/sistema azienda si sprecano i commenti e le parole sul “capitale umano” le “risorse al primo posto”, “people first” ma alla fine, guardando oltre ogni apparenza, vediamo un tessuto fatto di persone che non pensano affatto al rispetto o alla valorizzazione dell’altro.

 

Sembra una semplice polemica estiva, dettata forse dal fatto che in una contrazione economica potrebbe sembrare controcorrente occuparsi delle diversità come valore.
Ed invece è proprio in questo momento che investire sul “valore umano” può davvero fare la differenza e promuovere, anche a livello di fatturato, le aziende.

 

È cosa nota che ci sono le leggi, spesso disattese, che dovrebbero garantire la parità nelle aziende sia salariale che di comportamento.

 

Fino ad oggi, avendo da sempre la discriminante uomo/donna il sistema è stato duale, concentrandosi e falsando le soluzioni solo su questa diatriba.
Fermo restando che le disparità restano, con buona pace di chi le subisce molte volte, siamo nell’epoca in cui è proprio il genere che deve essere rimesso in gioco, affiancato dalla capacità di crescita e di merito di ogni singola persona.
Perché non si può più pensare al concetto di team, di gruppo, di unione, se non si applicano sistemi e strumenti atti alla perfetta integrazione delle persone che devono sentirsi libere di essere se stesse e completamente rispettate.

 

Il processo può essere promosso attraverso una spinta ambivalente.
Dall’alto con una gestione attenta e inclusiva delle persone, dal basso con una disponibilità all’ascolto e alla gestione dei tempi che a volte può essere dissonante rispetto alle proprie aspettative.
È dimostrato che le aziende nelle quali le persone si sentono accettate, nelle quali non si va a lavorare solo per lo stipendio a fine mese sono quelle che reagiscono meglio a qualsiasi crisi, creano un processo di fidelizzazione maggiore e di conseguenza maggiore fatturato e crescita.

 

Fin quando non si considererà questo un valore principale vivremo la favola zoppa, dove la comunicazione dirà che tutto va bene ma all’interno si respirerà un’aria diversa.
Le conseguenze? Al di là dello stress e dei problemi gastrointestinali conseguenti, ci saranno mancanza di fidelizzazione, di coerenza e di gestione delle risorse umane.

 

Ma davvero le persone, se sono felici e si sentono accettate/rispettate, possono fare la differenza? Certamente perché, riprendendo una canzone di Gaber “Libertà non è stare sopra un albero, libertà è partecipazione”.

 

Di Marcella Loporchio
HR Business Consultant | Trainer | Founder HUMAN POWER STORIES
Co-Founder HREVOLUTION

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