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Cassa integrazione Covid-19 e licenziamenti.

Stop alla cassa integrazione Covid e al blocco licenziamenti, cosa cambia dal 1 luglio

Dal 1 luglio 2021 sono cambiate le regole per i trattamenti di integrazione salariale e per i licenziamenti: quali sono le alternative per i datori di lavoro.

 

Il mese di luglio porta con sé importanti novità per imprese e lavoratori: alcune delle misure introdotte con l’avvento della pandemia, introdotte con l’obiettivo di sostenere le aziende e l’occupazione nel periodo di emergenza, giungono al termine. Ecco, in sintesi, cosa cambia dal 1 luglio 2021.

 

La fine della cassa integrazione Covid

 

Sono finite il 30 giugno le 67 settimane di cassa integrazione (CIG) con causale Covid. Le settimane, cioè, che le imprese italiane hanno potuto usare fra il 2020 e il 2021 per far fronte alla crisi scatenata dalla pandemia Covid, suddivise in varie tranche, regolate dai diversi provvedimenti di emergenza.

Dal 1 luglio, quindi, l’accesso alla cassa integrazione torna ad essere quello “classico”, disciplinato dal decreto legislativo numero 148/2015 e caratterizzato da una serie di limiti tra cui la durata massima degli interventi. E cioè: 52 settimane nel biennio mobile per la CIGO (Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria); 24 mesi nel quinquennio mobile per la CIGS (Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria).

 

Blocco licenziamenti, solo in tre settori

 

Dal 1 luglio sono cambiate le regole anche in fatto di licenziamenti. La Cabina di regia riunita dal premier Mario Draghi ha sciolto definitivamente il nodo sulla proroga dello stop dei licenziamenti, scaduta il 30 giugno 2021. Il blocco, introdotto all’inizio della pandemia, ha impedito alle aziende di qualsiasi dimensione di intraprendere procedure di licenziamento collettivo e risolvere il rapporto con il dipendente per giustificato motivo oggettivo. Ora il divieto resta solo per alcuni settori: tessile, calzaturiero e moda, tra i più duramente colpiti dalla crisi. Per loro il blocco rimane in vigore fino al 31 ottobre 2021.

I tre settori in cui resta in vigore il blocco dei licenziamenti – tessile, calzaturiero e moda – potranno fruire della cassa integrazione gratuita per 17 settimane.

 

Cassa integrazione straordinaria

 

Inoltre tutte le imprese appartenenti ai tavoli di crisi industriali attualmente aperti, che abbiano esaurito gli ammortizzatori, potranno utilizzare ulteriori 13 settimane di cassa integrazione straordinaria. Questa misura potrà essere richiesta entro il 31 dicembre 2021. Le aziende che volessero accedere al beneficio dovranno rispettare lo stop ai licenziamenti per tutto il tempo di utilizzo degli ammortizzatori.

 

Esonero dal pagamento del contributo addizionale

 

Il Decreto Sostegni-bis, infine, ha riconosciuto, a beneficio delle aziende che dal 1 luglio si trovano costrette a ridurre o sospendere l’attività con accesso alla Cassa ordinaria o straordinaria non Covid-19, l’esonero dal pagamento del contributo addizionale all’Inps. Le imprese, quindi, potranno utilizzare la Cassa integrazione, senza dover pagare le addizionali fino al 31 dicembre 2021, previo impegno a non licenziare.

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