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Aperti al cambiamento

Impariamo ad ascoltarci e ad ascoltare.

Un giorno ci siamo svegliati e ci hanno detto di rimanere chiusi in casa.
Abbiamo iniziato a seguire le notizie, quelle che avrebbero potuto darci speranza, con un impegno e una dedizione che se ci avesse visto il nostro capo … quanto sarebbe stato felice!?

 

Quello che sembrava un momento di passaggio dettato dal “raffreddore” del momento ha iniziato a scandire il tempo, il mio, il nostro.
A dettare delle regole nuove, tutte da definire nelle quali ci siamo dovuti adattare senza che il cambiamento o le capacità di modificarci, avessero mai fatto parte della nostra vita.

 

Eppure il giorno dell’uscita è poi arrivato e il mondo, per quanto uguale come sempre, ci è apparso diverso.

Un mondo nel quale le professioni e le professionalità sono diventate fluide e liquide, ma non come diceva Bauman, ma come la goccia della pubblicità che per me ha sempre identificato il neurone che gira e vaga, solo e perso, nel cervello alla ricerca di qualcuno.

 

Le aziende non sono più le stesse e il posto, quello dietro la scrivania, rappresenta un blocco o un’opportunità da vivere con uno sforzo notevole – non fosse altro che per la mascherina – di mantenere tutte le distanze possibili e di comunicare in modo diverso.

 

Ma gli assett aziendali, i mood direzionali sono basati oggi sulla necessità di saper comunicare e parlare, di mantenere un equilibrio costante e principalmente spingere oltre la paura. Perché non si può negare ciò che succede.
Una società che correva senza ascoltare oggi deve essere attenta proprio a questo.

 

Perché se le aziende devono scegliere il nuovo abito, scoprendo la centralità della persona con le sue paure, dall’altro c’è un numero incredibile di persone che non sa come rigenerarsi in un mercato che forse accelera di più.

Parlare di soft skills oggi, più di prima, significa attingere a qualcosa di sconosciuto perché non ci possiamo più fermare alla “normale” gestione dei conflitti, problem solving, ma bisogno scoprirsi digitali e avanzati, pronti a gestire l’iper connessione e con una creatività che va oltre l’immaginario.

 

Purtroppo chi non riuscirà a capire, leggere e scrivere il cambiamento, rischierà di rimanere escluso per sempre. Ed ecco come la in/formazione diventano i pilastri su cui basare la ripresa e da adottare con un criterio tailor made sulle persone e le aziende.

Solo così si potrà iniziare a sentirsi leggeri e farsi portare da un palloncino rosso.

 

A cura di Marcella Loporchio
HR Business Consultant | Trainer | Founder HUMAN POWER STORIES
Co-Founder HREVOLUTION

 

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